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Y2Y. Ricucire gli habitat prima che sia troppo tardi

Scritto da Fondazione Capellino | May 4, 2026 9:08:02 AM

Fondazione Capellino e la sfida alla perdita di habitat che sta isolando la vita selvatica

Fondazione Capellino nasce dalla convinzione che i profitti generati dal lavoro debbano tornare alla Terra che li ha resi possibili. È questo il principio che l’ha portata a sostenere, tra gli altri, la Yellowstone to Yukon Conservation Initiative, uno dei progetti di connettività ecologica più ambiziosi al mondo, che lungo 3.400 chilometri di Montagne Rocciose sta ricucendo gli habitat frammentati in favore di grizzly, lupi, alci e caribù. Per capire perché un progetto del genere esiste, - e perché è urgente, - bisogna seguire per un momento una femmina di grizzly.

Percorre ogni giorno decine di chilometri. Ha bisogno di bacche e frutti selvatici in estate, di torrenti ricchi di salmoni in autunno, di boschi fitti dove partorire e allevare i propri cuccioli in inverno. Ha bisogno, soprattutto, di incontrare altri grizzly per riprodursi e di trovarsi in una comunità abbastanza grande e geneticamente varia da garantire ai piccoli un futuro sano. 
Ma oggi i luoghi in cui l’orsa grizzly viveva un tempo sono stati consumati, degradati o frammentati: una costellazione di piccole isole tenute separate da autostrade, ferrovie, campi coltivati, allevamenti intensivi, intere città. E la femmina di grizzly resta sola nell'isola in cui si è svegliata un giorno, incapace di raggiungere la popolazione vicina, separata da appena 80 chilometri di cemento.

 Quello che le succede non è solo la sua storia.
Immagina di svegliarti una mattina e scoprire che la tua città è divisa in due: il supermercato dove facevi la spesa è dall’altra parte, la strada per andare al lavoro è bloccata, la scuola dove vanno i tuoi bambini è irraggiungibile, non potrai più incontrare metà dei tuoi cari.
Questo fenomeno ha un nome semplice: si chiama perdita di habitat. È  lo scotto che la vita selvatica paga al modello di sviluppo umano.

Secondo l'IPBES, la Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e i servizi ecosistemici, tre quarti delle terre emerse e quasi metà degli oceani sono già stati significativamente alterati dalle attività umane
Questo ha comportato un crollo verticale nelle dimensioni medie delle popolazioni animali: orsi, rane, aquile, api sono ancora qui ma sono sempre di meno, sempre più isolati e sempre più vulnerabili.

Esiste un concetto scientifico che dovrebbe metterci tutti in allarme, quello di extinction debt, ossia il ritardo tra la distruzione di un habitat e la scomparsa delle specie che lo abitano.
In altre parole, la perdita di habitat non uccide subito: quando distruggiamo un bosco, paghiamo il conto venti o cinquant'anni dopo, quando la specie che abitava quel bosco e sembrava ancora presente scompare senza un evidente perché. 

Prima scompare lo spazio per muoversi e trovare cibo, acqua e un partner con cui dare continuità alla specie. Poi vengono interrotte le rotte migratorie: il viaggio, per molti uccelli che trovano le zone umide prosciugate, diventa impossibile e la stagione riproduttiva va persa. Infine, più silenziosamente, le popolazioni isolate smettono di mescolarsi, i cuccioli nascono da genitori sempre più simili tra loro, generazione dopo generazione, il patrimonio genetico si impoverisce, la capacità di resistere alle malattie si riduce. Finché un inverno difficile, un'epidemia, una siccità non cancella del tutto una specie selvatica.

 

Il progetto Y2Y e il ruolo di Fondazione Capellino

 

L’extinction debt ci dice che il tempo non è infinito. Ma ci dice anche qualcosa di sorprendentemente prezioso: finché le specie sono ancora qui, possiamo agire.

La nostra femmina di grizzly, per esempio, ha ancora una possibilità. Si chiama corridoio ecologico: una fascia di vegetazione, un sottopassaggio o un ponte verde sopra un'autostrada che permettano agli animali di muoversi attraverso habitat precedentemente frammentati, tornando a incontrarsi e rafforzarsi.
Lungo le Montagne Rocciose, dal Wyoming fino allo Yukon canadese, grizzly, lupi, alci e caribù stanno tornando a percorrere i 3.400 chilometri di corridoio naturale che un tempo li univa grazie a uno dei progetti di connettività ecologica più ambiziosi al mondo, la Yellowstone to Yukon Conservation Initiative (Y2Y). Oggi la regione conta 204 attraversamenti, dove vent'anni fa non ce n'era nemmeno uno e le aree protette sono cresciute dell’80%. La distanza tra popolazioni di grizzly isolate da strade, ferrovie e insediamenti umani si è ridotta da 240 a meno di 80 chilometri. E continua a diminuire.
 Tutto questo naturalmente ha un costo.
Ma il vero problema non è il costo di agire: è il costo di non farlo.

Senza ecosistemi funzionanti, più della metà del PIL mondiale sarebbe a rischio. Ogni foresta che sparisce per far spazio ad agricoltura o allevamento, ogni palude bonificata per costruire case, ogni passaggio che viene chiuso da un’autostrada, ogni specie che scompare è anche un pezzo di economia reale che si sgretola. Un report del World Economic Forum del 2020 stimava, invece, che un'economia “nature-positive”, cioè che ripristina e rafforza gli ecosistemi anziché degradarli, potrebbe generare oltre 10 trilioni di dollari di opportunità economiche e sostenere 395 milioni di posti di lavoro a livello globale entro il 2030.

Ci sono organizzazioni e imprese che hanno già scelto di costruire il proprio modello economico intorno alla restituzione anziché all'estrazione. È esattamente il principio della Reintegration Economy, la scommessa di Fondazione Capellino e Almo Nature: i profitti generati dall'attività economica non vengono distribuiti ad azionisti, ma reinvestiti interamente in progetti di salvaguardia della biosfera e della biodiversità di cui Y2Y è un esempio concreto. Un modo per dimostrare, nei fatti, che proteggere la biodiversità non è un costo da sostenere nonostante l'economia, ma una scelta che l'economia deve sostenere se vuole avere un futuro



La femmina di grizzly non sa nulla di tutto questo. Sa solo che, da qualche parte lungo le Montagne Rocciose, c'è un sovrappasso autostradale erboso e alberato dove può finalmente camminare senza paura. E dall'altra parte un altro grizzly la aspetta.