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Nutrire le persone senza divorare il Pianeta. La scommessa di Regenerating Villa Fortuna

Scritto da Fondazione Capellino | Jun 5, 2026 11:21:43 AM

Tra le colline del Monferrato, un'azienda agricola sperimentale dimostra che produrre cibo e proteggere la biodiversità non sono obiettivi in contraddizione. Ma la strada è ancora lunga, soprattutto perché non esistono formule pronte.

Le colline del Monferrato, in Piemonte, sono uno splendido paesaggio e patrimonio UNESCO. Eppure, sotto quella bellezza da cartolina, il suolo porta i segni di decenni di agricoltura intensiva.

Non è un'eccezione. Il modello agricolo estensivo del secondo Novecento, nato con la cosiddetta rivoluzione verde, mostra oggi tutti i suoi limiti. Il costo lo si paga in termini di impoverimento della terra e perdita di biodiversità, tra le altre cose. Ma le tecniche alternative faticano ad affermarsi, soffrendo nella competizione del mercato tradizionale.

Per questo Fondazione Capellino ha scelto di investire sul progetto Regenerating Villa Fortuna (RVF), un'azienda agricola che va oltre il biologico, diventando un laboratorio in cui si sperimenta l'ipotesi che il cibo possa essere prodotto senza distruggere la vita che lo rende possibile. Un lavoro ancora preliminare e non senza difficoltà - ma proprio per questo importante.

Decolonizzare la terra

Il modello agricolo della seconda metà del Novecento ha trattato il terreno come una superficie da dominare: concimi di sintesi, fitofarmaci, monoculture chilometriche. Un sistema che ha moltiplicato le rese ma ha inquinato l’aria, le falde acquifere e portato all'estinzione locale centinaia di specie.

RVF, invece, considera il campo come un ecosistema complesso da ripristinare e tutelare, tanto che, dei 22 ettari della tenuta, solo 7 sono dedicati alla produzione mentre gli altri 15 sono stati restituiti al bosco e alla fauna selvatica, con il divieto assoluto di caccia e di accesso umano su 12 ettari.

Si tratta di agricoltura biodiversa, una variante dell'agricoltura rigenerativa che integra la biodiversità nel sistema agricolo. Frutteti in agroforesta, vigneti sperimentali biologici, suoli fertilizzati da compost autoprodotto e lombrichi invece che da chimica di sintesi: l'obiettivo è produrre in modo pulito dimostrando che la biodiversità non è un'ospite indesiderata, ma la più antica riserva di fertilità che esista.

È una scelta che molti considererebbero economicamente irrazionale.

Ma anche il modello agricolo dominante non vive nel vuoto: da decenni, per esempio, l'agricoltura europea beneficia di importanti sostegni pubblici attraverso la Politica Agricola Comune. Proprio perché quelle risorse economiche appartengono a tutti noi, la domanda da porsi è: quale agricoltura vogliamo sostenere, quale sistema restituisce il maggior beneficio collettivo in cambio di quel sostegno economico?

È esattamente nel tentativo di dare una risposta scientificamente fondata e testata sul terreno che si colloca la sfida di Regenerating Villa Fortuna.

È possibile nutrire nove miliardi di persone senza consumare il pianeta?

Dalla ritenzione idrica alla vitalità microbica del terreno, dall'equilibrio tra predatori e parassiti alla resistenza ai cambiamenti climatici, la parola chiave di RVF è "sperimentazione".

Una sperimentazione che - pur nella consapevolezza della variabilità di microclima e tipologia di terreno - aspira a diventare protocollo replicabile, validato scientificamente, trasferibile ad altri contesti.

Un contributo concreto a una domanda che brucia: è possibile nutrire quasi nove miliardi di persone senza consumare il pianeta che le ospita?

La risposta di Villa Fortuna non è ancora definitiva. Nessuno può dire adesso se un modello di questo tipo possa essere applicato su larga scala, o quali compromessi siano necessari nel farlo. Ma è esattamente questo che il progetto sta cercando di verificare.

Il motore è un'economia reintegrativa

Fondazione Capellino non è la prima a voler sperimentare in questa direzione. Ma il collo di bottiglia, spesso, è rappresentato dai capitali. Sperimentare costa molto e dà poco (o nulla) indietro in termini economici. Qui, però, viene in aiuto il modello economico che sostiene le attività di tutta la Fondazione.

Dietro RVF c'è, ancora una volta, la Reintegration Economy:  Fondazione Capellino, proprietaria al 100% di Almo Nature, ne reinveste integralmente i profitti nella sua missione, che è la salvaguardia della biodiversità.